Volantinaggi e grida silenziose hanno caratterizzato la protesta dei lettori di madrelingua straniera che, con il loro lavoro, permettono a noi sciagurati studenti di avvicinarci ad una lingua di un altro paese, portatrice di cultura e sentimenti lontani.
La protesta dei CEL – Collaboratori e Esperti Linguistici – ha inondato tutte le facoltà della nostra Università, ma sono stati i lettori delle facoltà di Lettere e Lingue ad animare uno sciopero bianco che aspirava ad un riconoscimento – didattico ed economico – del loro lavoro.
Azione Universitaria ha affiancato i lettori nella loro protesta in quanto fortemente convinta della necessità d’avere un sostegno umano durante l’apprendimento di una lingua straniera, e consapevole che l’impegno dei lettori difficilmente potrà essere sostituito da un prof. d’avanguardia, troppo preso a gestire risorse e uomini per poter pensare al bene degli studenti.
I CEL hanno lottato come romantici Don Chisciotte la loro battaglia contro un’istituzione – l’Università – che ha continuato a far ruotare, sorda, le pale dei suoi mulini a vento.
Le battaglie, pur combattute con sentimento romantico, si possono perdere, ma le guerre, le guerre no! Forti delle loro ragioni i lettori si sono armati di Codice Civile e hanno intrapreso la loro scalata alla Giustizia italiana: i canonici tempi biblici si sono fatti rispettare, ma nel gennaio 2008 una freschissima sentenza della Cassazione ha obbligato l’Università degli Studi di Bari a riconoscere – economicamente – ai lettori la loro attività di docenza.
La mancata, tempestiva, ricezione della sentenza della Cassazione da parte dell’Università ha indotto i lettori ad intraprendere questo sciopero bianco che, affiancato anche dai rappresentanti studenteschi, ha costretto l’Università a confrontarsi per porre fine a questo problema.
Il 27 marzo, dopo un lungo ed animato incontro tra studenti, lettori madrelingua ed il Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Professor Guaragnella, tenutosi proprio presso Lingue la situazione non porta novità significative, se non la conferma dello stallo in cui continuerà a trovarsi.
Le parti in causa hanno confermato le rispettive posizioni per tutta la durata dell’assemblea: il Preside, pur riconoscendo la difficile situazione umano-lavorativa in cui gli esperti madrelingua sono costretti e la legittimità delle richieste dei suddetti, li ha invitati a riprendere la normale attività di laboratorio e le lezioni frontali quale atto di buona volontà, a cui poter far seguire il vero inizio dei lavori necessari al riconoscimento delle condizioni rivendicate dai lettori stessi. Invito respinto al mittente dai CEL presenti al confronto, che hanno giustificato la prosecuzione dell’azione sindacale ricordando che “l’atto di buona volontà” era già stato chiesto loro nel 2002, con la stessa promessa spesa ieri: peccato che una volta riprese la lezioni frontali la protesta sia caduta nel dimenticatoio. Per sei anni.
Sempre dalla parte degli esperti madrelingua, si sono dimostrati gli studenti; sia individualmente, come nelle parole del nostro Senatore Accademico Giancarlo Laraspata, intervenuto su invito espresso del Preside Guaragnella, hanno manifestato viva solidarietà a chi, quotidianamente, si occupa di garantire un adeguato livello di preparazione a tutti coloro i quali hanno voglia di impegnarsi e che ora hanno bisogno dell’intervento di chi spesso hanno difeso, soprattutto dall’indifferenza di chi è pagato per svolgere insegnamenti che, di fatto, ignora totalmente.
Nonostante si veda come improbabile una risoluzione in tempi brevi, i lettori hanno assicurato che tutte le domande, proposte e lamentele emerse durante l’incontro di ieri, aventi loro come destinatari, troveranno una risposta chiara e definitiva entro la prima settimana di aprile; il buio in cui noi universitari stiamo brancolando è pesto,ma oggi una luce si intravede: è ancora presto per parlare di vittoria ma, per una volta, gli studenti hanno avuto la forza di esprimere il loro dissenso verso antiche logiche di potere: abbiamo lottato con i CEL per difendere il nostro diritto all’istruzione, certo, ma anche per segnare l’ennesima tappa della lotta dei piccoli romantici contro i grandi indifferenti.